La moda dal 1300 al Rinascimento PDF Stampa E-mail
Ricerche

La storia della moda è strettamente connessa con la storia sociale, politica, religiosa di ogni tempo e Paese: l'abito, per l'uomo e per la donna, è sempre stato, ed è tuttora, oltre che un indumento per coprirsi, difendersi dal sole e dal freddo, mascherare la propria nudità agli altri, anche un messaggio al mondo sul proprio stato sociale, sulla propria identità sessuale e perfino sulla propria creatività nell'interpretare le leggi del costume imperante. Non si può leggere quindi la storia della moda senza riferirsi alla storia in senso più lato; e, reciprocamente, si riesce a decifrare la struttura di civiltà sepolte, riemerse alla luce dopo millenni di oblio, o di civiltà primitive, sviluppatesi nell'ignoranza più assoluta del mondo occidentale, quando si riesce a interpretare il significato che l'abito aveva nel contesto sociale: così si vestiva un uomo, così una donna, così un capo, un sacerdote, un guerriero, e così un mercante, un contadino, uno schiavo. La storia della moda, inoltre, coinvolge non solo gli indumenti ma anche ogni tipo di accessorio, dal gioiello al ventaglio, dall'acconciatura alla cosmetica, spaziando in un campo assai vasto. L'evoluzione di questo fenomeno collettivo ha proceduto gradualmente nei secoli attraverso esperienze e invenzioni innumerevoli, variando con maggior fantasia e con una gamma più vasta di forme e di accessori nel mondo occidentale.

 

 

1300

Nel sec. XIV e agli inizi del XV il miglioramento delle condizioni economiche per mezzo degli scambi commerciali, soprattutto con l'Oriente, imprime alla moda nuovi caratteri di eleganza e ricchezza, chiaramente esemplificati dallo stile sfarzoso imposto dalla corte di Borgogna.

Nel XIV secolo si assiste ad una Rivoluzione sia nella linea che nel modo di considerare l’abbigliamento dal punto di vista sociale: il costume si arricchisce di movimento e scioltezza ed acquista consapevolezza della forma che ricopre, si ravviva nei particolari e nella qualità dei tessuti. Il vestiario difatti è leggiadro ed elegante, però anche complicato e dispendioso. Nasce in questo periodo la figura del “sarto per abiti”, depositario di segreti corporativi. Proprio per la diffusione di questa “nuova” professione la moda comincia at atteggiarsi nei più svariati modi a seconda della collocazione territoriale.

Ma al XIV secolo risale pure l’emanazione di nuove leggi suntuarie.

Le leggi suntuarie, prezioso documento per conoscere la moda in ogni tempo, sono dispositivi legislativi che limitavano il lusso nella moda maschile e femminile, o obbligavano determinati gruppi sociali a indossare segni distintivi.

Tra le altre cose queste leggi stabilivano, ad esempio, che nessuno al di sotto del rango di baronetto potesse indossare vestiti color cremisi, di velluto o intessuti d’oro, né potesse usare pellicce di martora o di ermellino.

Ma anche gli storici dell’epoca deploravano, come del resto accade in ogni secolo, le fogge stravaganti e l’esibizionismo.

Thomas Ocliff: "Presto i sarti saranno costretti a confezionare abiti all’aperto, poiché lo spazio delle loro case non basterà più a contenerli."

 

Abbigliamento maschile:

E’ proprio in questo momento che l’abbigliamento maschile venne a differenziarsi nettamente da quello femminile e, nel 1340 circa, seguendo una tendenza del tutto Italiana, avvenne il più grande cambiamento nel costume maschile, ovvero l’accorciarsi dell’abito, che si arresta sopra al ginocchio, anche se le tuniche lunghe fino alle caviglie erano già scomparse nel XIII secolo. L’abito e il soprabito soprabito(vedere costume del chirurgo, quello di due colori) vennero sostituiti dal farsetto, una sorta di moderno gilet, e dalla cottardita, indumento attillato fin sotto la vita, con una balza che arriva appena sotto i fianchi. La cottardita era confezionata di stoffe non molto pesanti e su di essa veniva indossato l’houppelande, una specie di cappotto lungo fino alla caviglia confezionato con ricchi e costosi tessuti, di foggia scampanata.

La nuova lunghezza delle vesti impose poi l’adozione di calzoni meglio confezionati, e i lunghi mutandoni furono sostituiti dalle calze di lino. Spesso le calze, in epoca medievale, erano coperte dalle calze-braghe (l’antenato del nostro fuseaux), però molto care, dal momento che, all’epoca, non esistendo tessuti sintetici elasticizzati, dovevano essere sapientemente confezionate su misura. Abito e calze spesso riprendevano stemma e colori araldici (come i vestiti degli sbandieratori, per capirci), e non era insolito vedere abiti a strisce o scacchi e calzoni bicolori.

Verso la metà del XV secolo, la leggera cottardita e il lungo e ingombrante houppelande si fusero, dando vita alla guarnacca, quello che sarà il costume tipico del basso medioevo-primo rintarallo maschileascimento. (costume nostro).

Confezionato di tessuto pesante, velluto, broccato, damasco, arrivava sopra al ginocchio, spesso trattenuto da una cinta in vita. Le maniche, aperte nel senso della lunghezza erano fatte in modo che le braccia, uscendo dallo spacco, lasciassero ricadere la stoffa su spalle e fianchi.

I calzoni multicolori furono sostituiti da calze nere, terminanti con le tipiche scarpe a punta.

Cambiamento importante si ebbe anche nei copricapi: il cappuccio medievale, portato cadente su una spalla, fu sostituito da cappelli imponenti, turbanti ed il roundal, un grosso cerchio di tessuto imbottito e fissato su una calotta di stoffa, al centro del quale era fissata una sciarpa che ricadeva sulle spalle (il tarallo maschile insomma).

 

Abbigliamento femminile

La moda femminile non subì tutti i cambiamenti di quella maschile. La linea rimase allungata, e spesso gli abiti erano aperti sui fianchi. Verso la fine del secolo lo spacco a V si trasferì sul davanti, dalle spalle all’addome per mettere in risalto la sottoveste o la pettorina, riccamente decorate. La scollatura era profonda, in quadro o a punta, ma rivestita dal tassello, a causa della disapprovazione della chiesa.

Il segno della vita è sollevato, scoprendo nuova grazia al seno. La veste era come un manto e presentava lo strascico; la gonna era bellissima, ampia, decorata sapientemente di pieghe, specie sullo strascico, e spesso davvero molto lunga (il mio vestito del 400).

L’abito base presentava 3 strati di vestiario: una camiciola senza maniche, la sottoveste e la Cottardita. Questa, la veste vera e propria, di taglio dritto e poco segnata in vita, con la gonna lunga fino a terra e fittamente pieghettata, sulla quale spesso era portata una ricca cinta; le maniche erano aderenti o svasate ad imbuto, oppure molto corte. Dalle maniche della veste venivano fatte uscire le maniche della sottoveste, generalmente di lino o tessuto leggero, ma comunque riccamente decorate, tono su tono.

Copricapo tipico era il cercine o mazzocchio, ossessione di Paolo Uccello, una sorta di rotolo imbottito che nascondeva i capelli e le orecchie, trapunto d’oro e gioielli. Non meno famosa era l’acconciatura a corna, chi non ricorda Lady Marian del Robin Hood Disney?

Le donne sposate erano sempre a capo coperto, con i capelli acconciati in trecce o code. Oltre ai fazzoletti da testa portavano cappelli di diverse fogge, come il cappello cuoriforme e il cappello increspato rigido, che al tempo della moda burgunda assunsero dimensioni enormi. A Venezia nasceva già in epoca precedente l’hennin, un alto cappello conico con un lungo velo svolazzante.

Le ragazze e i ragazzi giovani portavano sui capelli sciolti una ghirlanda. Per gli uomini i capelli lunghi diventarono nel corso del tempo fuori moda, tuttavia era molto diffuso arricciare i capelli con un ferro da ricci.

Le calzature tipiche del Medioevo erano le scarpe solidali con le calze-braghe con la punta all’insù, che avevano punte talmente lunghe da doverle legare per camminare. Fuori casa si indossavano inoltre gli zoccoli con suola di legno. Per gli uomini diventarono di moda anche le scarpe a risvolto simili a stivali.

Guanti e ventagli completavano l’abbigliamento femminile. Come gioielleria e ornamenti si usavano collane tempestate di pietre preziose, fibbie e cinture e anche sonagli d’oro e d’argento, bottoni e fermagli.

 

Rinascimento

L’esplosione del Rinascimento, oltre che l’arte, invase anche il costume, prendendo il via proprio dall’Italia e andandosi poi a radicare nelle varie realtà europee. Due punti sono da evidenziare per quanto riguarda i cambiamenti che interessarono la moda dell’epoca:

  • La nascita di una classe mercantile che permetteva una grande circolazione di stoffe e preziosi.

  • Il cambiamento artistico architettonico che sposta l’attenzione dalla linea verticale a quella orizzontale.

Ciò elisabetta Iportò da un lato all’enorme arricchimento dei tessuti: seta cinese, velluto, taffetà, stoffe tramate di metalli preziosi, bottoni incastonati di gemme. Dall’altro lato, poi, il costume divenne più “tozzo”: enfasi quasi ossessiva veniva data alle spalle, al petto ai fianchi, imbottiti con ogni sorta di oggetto (sabbia, farina, lenzuola, suppellettili).

Quest’ossessione toccò il suo apice nel costume Inglese di Elisabetta I: maniche “a prosciutto”, gorgiere rigide rette da impalcature di fil di ferro (come del resto le acconciature composte da toupet rossi raccolti nel regno), verdugali (le sottogonne che poi divennero la crinolina) tanto larghi da impedire alla sovrana di alzarsi o attraversare dritta una porta che, d’altronde, non erano le certo le porte dei moderni appartamenti).vestito femminile

Come spesso accade, tali grotteschi eccessi furono però solo l’esagerazione di quelle che erano le bellezze e le particolarità dei costumi europei: la perfezione degli intagli tedeschi (ricordate il costume dei Lanzichenecchi?), il rigore sobrio dei velluti spagnoli, la creatività e la morbidezza delle linee italiane, progettate da stilisti d’eccezione, quali Michelangelo e Leonardo.

E’ difficile descrivere la foggia degli abiti in questa moltitudine di stili, ma resta comunque possibile rinvenire un fil rouge.

 

Abbigliamento maschile

Caratteristica covestimune dell’abbigliamento maschile furono spalle larghe, maniche imbottite, giacchette attillate, calzoni imbottiti sulle cosce.

Scomparve la camicia di lino, sostituito da tessuti preziosi. Sulla camicia veniva indossato il farsetto, diverso dall’indumento del secolo precedente, stretto, privo ora della falda, tutt’al più sostituita da una corta balza.

A volte, come nel nostro esempio (vestito di giovanni per esempio), il vestito era unico, chiamato jerkin, con le maniche cucite al farsetto, a volte ampie e trapunte, con tagli dai quali veniva fatta uscire la camicia ; altre volte larghe fino al gomito e strette al polso, dove potevano chiudersi a punta, circolare, con pizzi e merletti inamidati; spesso di tessuto diverso, a volte intercambiabili.

L’evoluzione più importante nel costume maschile fu l’introduzreione dei pantaloni sopra le calze braghe, più o meno lunghi, più o meno gonfi.

All’inizio del secolo comparve una curiosa borsa, legata in vita sul davanti, di piccole dimensioni, inizialmente con un’utilità pratica, che alla metà del secolo assunse però diversa funzione: veniva ricucita tra le fasce, di dimensioni sempre più lunghe e sporgenti, divenne una ostentazione della virilità, con l’inequivocabile nome di braghetta.

Le calze sostituirono definitivamente le braghe, divenendo simili ai calzini, tenute su da gpantaloneiarrettiere e fiocchi.

Il mantello a cappa, nel secolo precedente di tessuto pesante e con usato più che altro a fini pratici per ripararsi dal freddo, assunse una funzione puramente decorativa, sostituito dal corto mantello a ruota, ora di tessuti ricchi e splendenti. A volte era più lungo, fino alle ginocchia, con tagli sui lati o maniche.

I cappelli sono per lo più piatti o a cupola, calzati di sghimbescio. Si comincia a intravedere il cappello a tricorno, portato poi allo splendore nel ‘700 Veneziano.

 

Abbigliamento femminile

Per quanto riguarda le donne si può parlare, per questo periodo, di una vera e propria rivoluzione estetica. Tra la fine del Medioevo e l'inizio dell'età moderna, i canoni della bellezza femminile cambiarono radicalmente: l'ideale medievale della signora nobile, dai fianchi stretti e dal seno piccolo, eterea, confluì in un modello di bellezza più rotondeggiante con fianchi larghi e seno procace.

La bellezza femminile seguiva un preciso schema, i cui principi fondamentali erano: pelle rigorosamente bianca, capelli lunghi e biondi, labbra e guance rosse, sopracciglia scure, collo e mani lunghe e sottili, occhi neri (colore amato dagli italiani). La carnagione bianca, però non doveva essere uniforme, ma occorreva dare della punte di rosso sugli zigomi, sulle guance e sul mento, al fine di trasmettere un senso di benessere e attirare l'attenzione. Il petto, incipriato ed imbellettato,divenne,con la sua abbondanza, un indice preciso di delicatezza e "morbidezza" ,qualità fondamentale di una dama.

L’abito femminile vero e proprio del rinascimento fece la sua comparsa dopo il 1510. Come per i cavalieri anche per le dame della nobiltà l’enfasi dell’effetto verticale venne cambiato in orizzontale, con spalle quadrate e larghe. La profonda scollatura a V fu sostituita da un decolletè quadrato e alto, con un leggero rialzo al centro.

L'ampiezza delle scollature dipendeva dall'età e dalla posizione sociale della dama; le cortigiane spesso erano identificate con un ampio collo a barca. Le maniche persero molta della loro ampiezza, acquisendo però importanza nelle lavorazioni e nei ricami; in alcuni casi erano rigonfie all’avambraccio, in altri molto attillate. In questo secondo caso però si trattava della manica della sottoveste, poiché quella della veste era più ampia, rivoltata e fissata in modo da mostrare la fodera, molto spesso di pelliccia. Il polsino talvolta arrivava fino alla punta delle dita, dalla parte del dorso della mano e, sotto, invece, si apriva a "V" a partire dal polso, in modo da lasciare liberi i palmi delle mani.

Le gonne erano ampie e con lo strascico, per i primi decenni del 500 non erano attaccate al corpetto. Verso il 1530 si verificò un’importante novità: la gonna del vestito spesso era aperta sul davanti a forma di V rovesciata dalla vita all’orlo in modo da mettere in risalto la sottoveste.

Le parti del vestito (bustino e vari lembi della gonna) erano unite da laccetti, che lasciavano intravedere la biancheria candida delle signore: la dame nobili amavano evidenziare il loro distaccamento della Plebe anche attraverso la pulizia ed il candore della biancheria. Questa traspariva dalle scollature, dalle gonne e dalle attaccature delle maniche.

Per dare ampiezza alla gonna non si utilizzavano ancora i cerchi, ma numerose sottogonne, e l’antenato del “sellino”, una sorta di cuscino tenuto sui fianchi.

La veste era spesso guarnita in vita da una lunga fascia ricamata, annodata lenta sui fianchi.

I copricacopricapopi subirono notevoli modifiche. In Italia le donne non amavano coprire il capo, preferendo piuttosto acconciarsi con trecce e boccoli. Tra i varveloi cappelli, il più semplice era il cappuccio, un cerchio rotondo di stoffa che incoronava fronte e testa con una fascia che ricadeva sulle spalle. Ve ne erano anche di rigidi, di forme imponenti. Molto bello il cappuccio francese, di moda dopo il 1530. Era formato di un montante rigido a forma di mezzaluna, ricoperto di velluto che ricadeva su nuca e collo; il velluto era fastosamente guarnito d’oro e pietre preziose. La mezzaluna veniva di solito portata su una cuffia di lino increspato ed era completata da una larga velofascia di velluto nero che ricadeva sulle spalle.

 

 

soprabito
 

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